Note storiche sui percorsi

 
 

Con gli sci tra la natura e la storia delle Dolomiti


Photo credits: Stefano Zardini

Sciare sulle piste del Lagazuoi è  un'immersione nella natura spettacolare di queste montagne nonché un  viaggio nella drammatica storia della Prima Guerra Mondiale sulle Dolomiti. 

Durante la Grande Guerra il monte Lagazuoi fu teatro di aspri scontri.
Qui, al confine tra l'Alto Adige, allora parte della monarchia asburgica, e il Veneto, parte del Regno d'Italia, si delineava infatti il fronte dolomitico della Prima Guerra Mondiale.
Qui  è stata scritta una parte importante della Prima Guerra Mondiale, un evento fondamentale nella storia d’Italia e d'Europa, che sancì la fine degli imperi e la nascita degli Stati-Nazione.

Dal 1915-1917 i due eserciti - i Kaiserjäger austroungarici e le truppe alpine italiane - si affrontarono su questo monte in una estenuante guerra di posizione culminata con l'esplosione di gallerie di mina scavate nella roccia.  

I luoghi che costituirono lo scenario dei combattimenti tra gli eserciti sono stati in parte restaurati e trasformati in testimonianze vive della Grande Guerra. Imponenti interventi di archeologia bellica, cui hanno partecipato anche gli eserciti dei paesi che dal 1915 al 1918 si sono combattuti su queste stesse montagne, hanno portato a realizzare quello che oggi è il più esteso museo all'aperto dedicato al primo conflitto mondiale.

Le testimonianze di una brutta pagina della storia delle Dolomiti, trincee, postazioni, gallerie, ponti e baracche di questa guerra combattuta in alta quota sono ben visibili lungo le piste del Lagazuoi. 

Descrizione delle piste >>>

 
 

Sentiero dei Kaiserjäger

Lo sbarramento difensivo austriaco nell'area del Lagazuoi era costituito da un sistema di trincee scavato sul passo della Valparola, la cosiddetta postazione Vonbank, i cui resti ben conservati si incontrano ancor oggi alle pendici del Lagazuoi sulla sinistra della stazione di partenza della funivia. In quota vi erano da un lato le postazione sul Sasso di Stria, e dall'altro gli appostamenti sulla cengia del Lagazuoi.
Il sentiero dei Kaiserjaeger rappresentava la via di comunicazione tra il fondovalle e le postazioni in quota sul Lagazuoi, attraverso il quale avveniva il trasporto di viveri, munizioni e materiale. Oggi il sentiero è stato risistemato e può essere percorso nella sua totalità, prestando attenzione nei tratti esposti che sono stati comunque attrezzati con corde fisse.

Descrizione del percorso >>>

 
 

Galleria del Picccolo Lagazuoi

Il Piccolo Lagazuoi fa parte della Catena del Fánis a ridosso della quale si apre la selvaggia e contesa Val Travenànzes: una delle porte che l'esercito italiano doveva sfondare per poter avanzare verso il Tirolo.

Nei ventinove lunghi mesi fra il maggio 1915 e l’ottobre 1917 il Piccolo Lagazuoi rappresentava un importantissimo baluardo che sbarrava il Passo Falzarego ed il sottostante Passo di Valparola e fu fortemente conteso dagli eserciti opposti che martoriarono la montagna con caverne difensive, gallerie di mina e postazioni per l'artiglieria.

Fra le varie opere belliche realizzate, c'è la tortuosa Galleria del Piccolo Lagazuoi, un'opera che sfocia nello straordinario villaggio aggrappato alla roccia della famosa Cengia Martini.
Ai piedi della montagna, poi, vi si contrappone la sottostante postazione Vonbank con le sue sei potenti linee di reticolati.

La galleria, come d'altronde tutto il museo all'aperto, è oggi percorribile grazie ai lavori di ripristino da parte degli Alpini e dai soldati austriaci e tedesci in una sorte di comunione nel voler mantenere vivo il ricordo di questa atroce guerra.

Descrizione del percorso>>>

 

 
 

Sentiero del Fronte

L’attuale parcheggio della funivia Lagazuoi era terra di nessuno durante la Grande Guerra.
Le trincee austriache sulla postazione Vonbank chiudevano il passaggio tra le pendici occidentali del Lagazuoi e il Sasso di Stria e  impedivano l’accesso alla Val Badia.
Tra le pendici orientali del Lagazuoi e il Rifugio Col Gallina, e tra qui e la vetta del Col Gallina si snodavano le trincee italiane.
Frequenti pattuglie di esploratori italiani e austro-ungarici, e solo di notte nelle notti senza luna, pattugliavano quest’area per testare le difese nemiche e se possibile danneggiare o neutralizzare i reticolati stesi in tre file davanti alle trincee. D’inverno questa attività era particolarmente difficile e pericolosa, nel bianco della neve e con la luna tutto è infatti perfettamente visibile.

Il sentiero 401 attraversa la trincea italiana che parte dalla Torre al piede del Lagazuoi e sale a zig-zag sotto le postazioni italiane della Punta Berrino. Queste postazioni erano riparate dal tiro dell’artiglieria austriaca posta sul Sasso di Stria e quindi erano relativamente sicure.

Qui parte il sentiero che porta alla galleria di mina italiana.
Il 401 prosegue a fianco dell’accampamento dove si vedono oggi i resti degli edifici che ospitavano i soldati italiani.
La postazione era protetta, bastava non esporsi troppo in direzione della forcella Travenanzes, si finiva sotto il tiro delle mitragliatrici austriache del Grande Lagazuoi e della Forcella Lagazuoi.

Per raggiungere la forcella Travenanzes si attraversa di nuovo la terra di nessuno, questo tratto era falciato dalla mitragliatrici italiane del Col dei Bos (si vedono bene le feritoie nella roccia) e della punta Berrino, ma anche da quelle austriache della Muraglia Rocciosa, forcella Lagazuoi e Grande Lagazuoi.

La forcella Travenanzes era difesa da una trincea ora non più visibile.

Il sentiero curva verso il Lagazuoi e attraversa le pendici del Grande Lagazuoi. Questo era il sentiero utilizzato dagli austro-ungarici per trasportare munizioni e viveri alle postazioni della Val Travenanzes, del Castelletto e della Forcella Fontana Negra.

Era una attività molto pericolosa per i portatori, che lo percorrevano di notte e nel più completo silenzio, a volte venivano illuminati dai bengala e presi di mira dal nemico. Ogni soldato in prima linea aveva bisogno di circa 70 kg di materiale al giorno tra munizioni, viveri, acqua, materiali da costruzione, e quanto altro necessario per sopravvivere in montagna, quindi le corvée dei portatori erano molto frequenti.
La forcella Lagazuoi era difesa da una tripla fila di reticolati e da una trincea che correva dalla Muraglia Rocciosa fino al Grande Lagazuoi appoggiata allo sperone detto La prua della Nave, dove si vedono le feritoie delle postazioni austro-ungariche.
La Muraglia rocciosa era un ostacolo inespugnabile per i fanti italiani che cercavano di attaccarla dalla Punta Berrino e dalla terra di nessuno dove ora si trova la pista da sci. Questa postazione era rifornita da una lunghissima teleferica che partiva dalla Capanna Alpina e passava di fianco al rifugio Scotoni.
Il sentiero 402 si snoda a fianco delle postazioni austriache della Muraglia Rocciosa. Si tratta di una serie di postazioni scavate nella roccia con feritoie per mitragliatrici puntate sulla Punta Berrino e sul Col dei Bos. Di fianco alle postazioni si trovano i resti delle baracche austriache, costruite in nicchie scavate nella roccia per avere maggior riparo contro gli schrapnel dei cannoni da 75 mm italiani. La linea difensiva saliva fino al termine della muraglia rocciosa dove si trova oggi la postazione FW4 con la mitragliatrice (la  Feldwache 4) e poi piegava a ovest in direzione della attuale Funivia e Rifugio Lagazuoi per raggiungere la vetta del Lagazuoi e qui collegarsi al sentiero dei Kaiserjäger.

Descrizione del percorso del Sentiero del Fronte >>>

 
 

La Galleria di Mina

La galleria di mina italiana del 20 giugno 1917 è stata completamente recuperata e consente oggi di visitare uno dei teatri più drammatici della Prima Guerra Mondiale.

L'imbocco della galleria si trova sull'Anticima del Piccolo Lagazuoi e si raggiunge tramite un sentiero che parte dalla stazione a monte della Funivia Lagazuoi.
Prima di raggiungere l'ingresso si attraversa un interessante sistema di trincee che costituiva un posto di osservazione dell'esercito austriaco.
La galleria di mina è in realtà un complicato groviglio, il più ardito sistema di gallerie realizzato nella Grande Guerra.
Oltre al ramo costruito per piazzare la mina, ci sono la galleria di spalla, il cui sbocco esterno sull'Anticima servì come uscita per le pattuglie italiane di assaltatori dopo lo scoppio della mina, e la galleria dell'artiglieria dalla quale i cannoni italiani tiravano verso il Sasso di Stria.
Ancora: la galleria a spirale, il ramo inferiore che sbocca sulla Cengia Martini, e il ramo orizzontale che correva parallelamente alla cengia offrendo riparo dal tiro austriaco.
Al termine di questa grandiosa opera era stato quindi creato un collegamento interno tra tutti i rami della galleria e con la cengia sottostante, ed un sistema di feritoie di sparo orientate in tutte le direzioni.
Alla fine della galleria a valle si sbuca quindi sulla Cengia Martini, e percorrendola verso destra fin quasi sotto la funivia si possono visitare i resti dei ricoveri, delle baracche, dei camminamenti.
La cengia rappresentava una validissima postazione in quota per minacciare le sottostanti postazioni nemiche della Vonbank; inoltre sul sentiero si aprivano rientranze naturali nella roccia che, allargate e rese più confortevoli, offrirono ripari dal fuoco nemico, alloggiamenti per gli uomini e depositi per i materiali.

Descrizione del percorso Galleria di Mina >>>