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© Archivio Maria Grazia Rosin

Ice-ViruX 2732
Il gioco del ghiaccio e del vetro

L'artista Maria Grazia Rosin presenta la sua installazione Ice-ViruX 2732


È senz’altro un caso che in alcune lingue europee la parola ‘vetro’ e la parola ‘ghiaccio’ suonino in maniera simile: l’inglese glass e il tedesco Glas, che in italiano si traducono con vetro, sembrano avere, anche se sappiamo che così non è, la stessa radice del francese glâce, che invece significa ghiaccio. Ricordate Gorbaciov e la glasnost? In realtà quella parola russa voleva, e vuole ancora dire, trasparenza, che è una delle peculiarità comuni sia del vetro che del ghiaccio, almeno al suo primo stadio di acqua congelata. Un gioco senza senso, certamente, che tuttavia può regalare frequenti sorprese a chi ama divertirsi con le parole, accostandole per assonanza, e cavandone scioglilingua, calembours, sciarade e altri giochi enigmistici a volte spiritosi, a volte rivelatori di quei legami segreti che nascondono, adombrandocelo casualmente come déjà-vu o cabalistica coincidenza, quel Senso della Vita che altri si affannano a ricercare nell’etica, nell’amore o nelle religioni.

Ma lasciamoli giocare tra loro, ghiaccio e vetro, l’uno solenne sedimentazione naturale millenaria, l’altro materiale di origine misteriosa (Oriente? Siria? Un fuoco acceso sulla riva del mare per cucinare del pesce, che scioglie la sabbia?...) che nei secoli l’Uomo ha imparato a modellare per creare oggetti di varia utilità e bellezza. Il loro è un abbinamento predestinato da un nomen omen nascosto nelle etimologie di lingue pur diverse, come in questa mostra sopraelevata a quasi 3000 metri d’altitudine, dal titolo che invita al sogno: “Buonanotte, ghiacciai!”. Gli scienziati coinvolti dal 2015 nel progetto “Ice memory”, la memoria del ghiaccio, ci permettono di sfogliarne gli strati come le pagine di un immenso e antichissimo volume dove si narra la travagliata storia del nostro Pianeta: un’indagine avventurosa e appassionante, praticata con la tecnica del ‘carotaggio’, ovvero prelevando sulle Alpi e in altri siti montani della Terra dei campioni cilindrici larghi 10 centimetri e profondi quanto i ghiacciai, detti in gergo ‘carote’, che conservano la memoria di ogni variazione subita dal ghiaccio nel corso del tempo. Nella sala più spettacolare del percorso espositivo del Lagazuoi Expo, affacciata sui panorami della Marmolada, del Pelmo, dei Lastoni di Formin e della Croda da Lago, è in mostra, custodita in un freezer, una porzione di carota che presto raggiungerà gli altri esemplari raccolti nel frigorifero naturale dell’Antartide, dove i glaciologi del futuro avranno a disposizione una sterminata e imprescindibile enciclopedia da consultare. Mette i brividi constatare che quella sottile, appena suggerita stratificazione giallognola a metà della colonna di ghiaccio in esposizione corrisponda al 1936, quando una serie di violente tempeste di sabbia arrivarono fino dal Sahara a depositarsi sulle nostre Alpi. Quell’anno l’atleta afrodiscendente Jesse Owens vinse quattro medaglie d’oro ai Giochi Olimpici di Berlino, un record eguagliato ma a tutt’oggi imbattuto: al termine della gara di salto in lungo, nel suo film Olympia, testimonianza diretta di quelle storiche Olimpiadi, Leni Riefenstahl puntò la cinepresa su Adolf Hitler e ce ne consegnò a imperitura memoria lo smacco evidente…

In stretto e vivace dialogo con quella carota densa di tanta memoria, sospesi a mezz’aria, gli Ice viruX di Maria Grazia Rosin affollano lo spazio inondato dalla luce dell’ampia vetrata aperta sulla vista mozzafiato della Marmolada e delle sue nevi eterne. Oggetti bioformi che somigliano a modellini di astronavi progettate da un designer surrealista di un’altra galassia, o ad animali fantastici simili alle bizzarre creature che popolano i lungometraggi animati di Hayao Miyazaki. E se il cinema è un sogno, nel cinema di animazione il sogno raddoppia, perché tutta la realtà che invade lo schermo è un frutto di pura invenzione. Sagome che forse ci sono già apparse proprio nei sogni, e che ora ritroviamo qui, riconoscendole, come le ombre sulle pareti della caverna di Platone. Sono sculture di vetro, ma, come ha scritto Lia Durante presentandole in occasione della loro prima esposizione alla storica galleria cortinese Hausammann, nel dicembre 2009, “l’artista si è divertita a decontestualizzare il materiale facendolo sembrare a tratti plastica, metallo, ceramica, minerale. In un unico lavoro quasi sempre si mescolano tecniche diverse volutamente contrastanti, come nel caso degli Ice ViruX, realizzati con vetro opalino, la raffinata tecnica della canna a reticello, spiazzanti specchiature accentuate dalla scelta di colori aspri e metallici, dorature o argentature”. Nella fantasia di Maria Grazia Rosin sono forme di vita piovute dal cielo, giunte fino a noi dallo spazio profondo come frammenti di asteroidi che il ghiaccio ha preservato integri nell’impatto con l’atmosfera terrestre. Ora, in virtù dei cambiamenti climatici e dello scioglimento dei ghiacci, questi virus alieni rimasti ibernati sono stati estratti dalle profondità dei ghiacci artici della Terra e riportati in vita dopo milioni di anni. Eccola la coincidenza, il punto di congiunzione tra vetro e ghiaccio, nella giocosa e colorata dinamicità di queste creature lisce, lucide e friendly come delfini, riemerse dagli immaginari fondali di ere geologiche primordiali, così come forse dagli anfratti più riposti e misteriosi della nostra memoria, dal bagaglio delle nostre speranze e paure.

La vitalità, la leggerezza, la tattilità festosa degli Ice ViruX di Maria Grazia Rosin, installati nella mostra “Buonanotte, ghiacciai!” al Lagazuoi Expo, ci regalano un momento sospeso di gioco e di sogno sul magnifico scenario delle Dolomiti, e ci ricordano come in un mondo sempre più programmato e prevedibile, quando non ostico e distratto, soltanto il miracolo della natura e l’illimitata fantasia dell’arte possono realizzare il nostro sacrosanto desiderio di stupore.

Testo di Anton Giulio Onofri


Le sue opere fanno parte di collezioni museali internazionali, tra cui il Victoria and Albert Museum di Londra, il Musèe des Arts Dècoratifs di Parigi, il Museo del Vetro di Murano di Venezia, all’ IMA Indianapolis Museum of Art a Indianapolis, al The Lake St-Louis Historical Society di Montreal, Quebec in Canada, al Corning Museum of Glass, NY USA, al Coral Spring Museum of Art in Florida USA, Kunstmuseum Dusseldorf in Germania, al Montreal Museum of Fine Arts Stewart Collection di Montreal Canada, Ernsting Stiftung Foundation al Glasmuseet Ebeltoft in Danimarca, La Biennale a Ca Giustinian Venezia, al MAA Museo Municipal de Arte en Vidrio a Madrid. www.mariagraziarosin.com